Bin Laden ucciso - E' giusto festeggiare la sua morte?


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Non sono mai stata contro gli Stati Uniti, anzi sono sempre stata una simpatizzante della loro lingua, della loro cultura, delle passeggiate per New York con in mano una tazza di caffè made in Starbucks.

Nel lontano 1997 ho passato l'intera estate oltreoceano e mi è piaciuto, è stata la realizzazione di un mini sogno e dico mini in quanto avevo 17 anni. Oggi, di anni ne ho 31 e vedo ancora gli Stati Uniti con gli occhi da bambina, un paese in cui i sogni si possono realizzare, una terra promessa come direbbe Ramazzotti. Ho apprezzato tantissimo la loro apertura mentale verso tutto ciò che è diverso, verso l'immigrato. All'epoca non ero nient'altro che una turista, una delle tante, che non aveva l'inglese come madre lingua. Camminavo per le strade di New York, affascinata dalla città ed emozionata, parlavo un mix di lingue e a nessuno sembrava importargliene più di tanto. Quando invece cammini per le strade italiane e ti trovi a fare conversazione con delle amiche inglesi che sono venute a trovarti da Londra, ovviamente anche tu sei costretta ad utilizzare la loro lingua e per la strada le persone si girano, ti guardano con lo sguardo che sembra dire "quando te ne torni nella tua terra?". Tutto questo non accade negli Stati Uniti ovviamente in quanto il paese stesso è il risultato dell'immigrazione. Si respira una grande libertà di parola e non solo, poco importa se esci di casa con una tuta, un orribile mollettone e un paio di scarpe da ginnastica, non ti nota nessuno. Provate a scendere dalle vostre case milanesi conciate così e poi mi saprete dire.

Come tutti voi sapete, all'inizio di questo secolo il mondo ha assistito ad una delle più grandi tragedie di sempre, l'undici settembre, il giorno in cui un attacco terroristico guidato da Osama Bin Laden, ha raso al suolo un simbolo del capitalismo mondiale, le torri gemelle. Ovviamente durante la mia lunga permanenza statunitense ho avuto modo di salire su una delle due torri, l'unica aperta al pubblico. Tengo ancora le fotografie nel mio cassetto. I controlli, già allora erano molto elevati proprio per la paura di attentati terroristici ma la lunga attesa era stata premiata da una vista mozzafiato una volta saliti in cima. Fortunatamente era una giornata soleggiata e si vedeva tutta New York, tutta la sua bellezza. Se si escludono i miei viaggi in aereo, non credo di essere mai stata così in alto in tutta la mia vita.

Dopo l'undici settembre sicuramente qualcosa è cambiato, oltre che sulla scena politica anche nella testa degli americani. Si sa, quando si è vittime di una violenza si ha bisogno di una qualche forma di giustizia; se un nostro caro è stato ucciso, si desidera che l'aggressore faccia la stessa fine. Certo, non è un pensiero nobile ed elegante ma del resto nessuno di noi lo è fino in fondo, siamo tutti buoni e tutti stronzi all'occorrenza. Oggi, lunedì 2 maggio, tengo la televisore acceso quando all'improvviso una trasmissione pomeridiana di Rai1 lascia spazio ad uno speciale del Tg1. Lì per lì rimango perplessa, penso che il motivo di tutto questo sia un aggiornamento sulle condizioni del giornalista Lamberto Sposini, colpito da un grave ictus la settimana scorsa e invece no, la notizia "straordinaria", è l'uccisione di Bin Laden. L'edizione speciale è incominciata alle 15 in punto, ora sono le 15 e 38 minuti e la giornalista in studio (sorridente come se avesse vinto la lotteria) continua a mandare in onda servizi in cui gli americani festeggiano sulle strade questo, a quanto pare, lieto evento.

Ora, vi chiedo, si può festeggiare con una tale euforia la morte di un uomo? Perché prima di essere un terrorista è (era) un uomo, come lo siamo tutti noi. Da diverse ore viene sottolineato che la morte di Bin Laden è avvenuta per mano di servizi speciali made in U.S.A, una notizia data con un certo orgoglio, il che trovo alquanto irritante. Ovviamente non ci hanno risparmiato alcun dettaglio e hanno anche deciso di informarci che il cadavere è stato gettato nel mare per evitare che il luogo dell'uccisione diventasse un luogo di culto. Non credo in Dio e non appartengo ad alcuna religione ma nonostante questo ricordo la seguente frase "Dio da e Dio toglie". Gli americani lo sono diventati e si sono dimenticati di informarci?

Maggio 2011